I Clips hanno ribaltato la stagione dopo essere partiti con 6 vittorie e 21 sconfitte: Kawhi sta segnando 28.3 punti di media, è il suo primato in carriera. Ma il proprietario dei Clippers è accusato di aver pagato 28 milioni alla sua stella aggirando il tetto salariale
Non sembra neppure possibile, eppure è tutto vero. Roba da March Madness, eppure si parla di Nba. Kawhi Leonard ha griffato la vittoria in rimonta da -24 punti dei suoi Los Angeles Clippers su Indiana segnando il canestro del successo a un secondo dalla fine. Col tiro marchio di fabbrica, il “solito” piazzato dalla media distanza. Inesorabile. Quel che è insolito, pare follia, è che il centro dei Pacers, Jay Huff, 82% in stagione dalla lunetta, abbia poi sbagliato entrambi i tiri liberi per ribaltare il risultato a tempo quasi scaduto. Quel che è insolito, pare follia, è che Leonard a 34 anni, dopo mille acciacchi, stia giocando il miglior basket della carriera. Quel che è insolito, pare follia, è che i Clippers dopo il disastroso avvio di stagione, da 6-21 di record, siano riusciti a rimettersi in carreggiata, ora sono 38-36, in piena rincorsa playoff, ormai alla portata. Quel che è insolito è che di un campione che sta sfolgorando su questi livelli si parli pochino, ma non è follia, ci sono ragioni specifiche. Lui è l’antipersonaggio per eccellenza, non fa notizia, e oltretutto è al centro di uno scandalo grande come un grattacielo americano. Per cui ai silenzi di Kawhi si assommano pure i silenzi su Kawhi, spesso.
l'impresa
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Siamo alle solite. Leonard ha chiuso la sfida con Indiana con 28 punti, 8 rimbalzi e 4 assist, scollinando i 20 punti personali addirittura per la 50ma partita di fila. Il primo a riuscirci da ultratrentenne. Una macchina da canestri. Sta segnando 28.3 punti per partita in questa stagione, primato di carriera, ed è in Nba dal 2011. Non ha segnato così tanto neppure nelle stagioni da Mvp delle Finals prima con San Antonio e poi con Toronto, quelle chiuse tra i coriandoli alzando il Larry O’Brien Trophy. L’efficienza è straordinaria almeno quanto l’efficacia. Leonard sta tirando col 50.4% dal campo e l’89.9% dalla lunetta. E gioca con continuità, l’intermittenza di impiego è storicamente il suo tallone d’Achille. Già 58 partite disputate sinora sulle 74 di squadra. L’impresa contro i Pacers non è certo stata una sorpresa per l’esecuzione, essenziale e spietata. Roba da Kawhi, un classico per il maestro del tiro dalla media distanza col quale ha vinto l’ennesima partita. Il segreto? “Essere pazienti. Mancavano 3 secondi alla fine, c’era tutto il tempo per costruirsi un (buon) tiro”. Ne aveva due addosso, di difensori, ma non l’hanno fermato. Rapido, ma senza fretta, Kawhi s’è preso il “suo” tiro dopo aver ricevuto palla dalla rimessa e ha così regalato ai Clippers la quarta vittoria consecutiva
miglior stagione
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- Leonard è stato selezione All Nba sei volte, ma non è stato inserito nei migliori quintetti Nba in tre delle ultime quattro stagioni. È stato due volte difensore dell’anno e per sette selezione All Defense eppure non è considerato per quei riconoscimenti dal 2021. Non ha ricevuto un voto come Mvp stagionale dal 2021, mai arrivato fra i primi cinque dal 2017. Questa può essere la stagione in cui torna a essere menzionato nell’élite Nba perché con 8 gare rimaste da giocare gliene bastano 7 sul parquet per toccare quota 65 e essere eleggibile per i premi stagionali.
lo scandalo
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A livello di percezione degli appassionati del calibro di stagione che sta sfoggiando Leonard l’ala nata a Los Angeles paga il basso profilo personale. Parla poco e controvoglia, da sempre. E poi la contingenza specifica. Addirittura non era stato selezionato per l’All Star Game 2026, l’ha chiamato il Commissioner Silver come rimpiazzo. Incredibile. Ma lo è solo in parte. Lo scandalo che ha coinvolto il proprietario dei Clippers, Steve Ballmer, accusato di aver pagato 28 milioni a Kawhi aggirando il tetto salariale di stipendi Nba come testimonial solo presunto di Aspiration una società poi andata in bancarotta nella quale aveva investito circa 60 milioni di dollari, è l’elefante nella stanza del quale preferisce non parlare quasi nessuno. Ci sono cause in corso. C’è chi sostiene che quello fosse il prezzo (esentasse per i Clippers) per convincere Leonard a rifirmare per la franchigia di Los Angeles. Ballmer si dice truffato, Leonard sostiene di aver fatto davvero da sponsor per quella azienda di tecnofinanza, di non aver incassato soldi per nulla, semmai correlati alla sua permanenza ai Clippers. Di certo è una brutta storia. Nel momento in cui una franchigia eludesse il tetto salariale guadagnerebbe un vantaggio sulla concorrenza, non si giocherebbe ad armi pari compromettendo l’integrità della competizione.
ribaltone clippers
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Però sul campo le cose ora ai Clippers vanno bene. Persino oltre le previsioni, forse. Grazie a Leonard, anzitutto. Ma anche al mercato in corso d’opera. Los Angeles ha gestito male le modalità con cui ha scaricato Chris Paul, ma in sostanza aver svecchiato la squadra è stata una mossa vincente. Via CP3 e Bradley Beal, fuori James Harden e persino Ivica Zubac che di anni ne ha 29, ma è stato venduto benone ai Pacers. Dentro forze fresche. Darius Garland e Ben Mathurin, anzitutto. Che stanno funzionando vicino al totem Kawhi. Non hanno la testa e la personalità per essere gli uomini franchigia, ma di rinforzo a Leonard sono ideali per ruolo e energia. I Clippers avevano bisogno di entusiasmo e gioventù. E Leonard ora dice: “Non abbiamo paura di nessuno, persino se gli avversari hanno più talento o un record migliore”. I Clippers se la giocano con tutti, o almeno loro pensano così. Merito di Leonard. Che a 34 anni non smette di stupire. Riccardo Pratesi







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