8 marzo, sulla Rai arriva 'Women Aid': la 'sorellanza' delle donne attraverso la musica

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Il documentario nato dal progetto di Valeria Altobelli in onda nel corso dello Speciale Tg1

 la 'sorellanza' delle donne attraverso la musica

06 marzo 2026 | 16.59

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Un progetto dal titolo evocativo, 'Women Aid' che, attraverso una serie di concerti-evento in luoghi iconici, dal tempo di Paestum a quello di Metaponto, riassume il concetto di 'sorellanza' attraverso la musica e 150 donne provenienti da 150 Paesi diversi. E' l'intuizione di Valeria Altobelli, compositrice, autrice, giornalista e attivista nel campo dei diritti umani, che ha così creato il primo movimento internazionale artistico-musicale tutto al femminile e che adesso diventa un documentario diretto da Daniele Biggiero che andrà in onda l'8 marzo nel corso dello Speciale Tg1 e, in streaming, su Raiplay. Uno spazio in cui le donne si trovano a far musica, tutte insieme, nei valori del rispetto reciproco, della pace, della sorellanza, della bellezza nel suo valore più aulico. "Sinora hanno suonato, l'una accanto all'altra, artiste provenienti da nazioni 'ostili' tra loro, da paesi che sono, sul mappamondo geopolitico, schierati su fronti opposti, alcune volte, purtroppo, in conflitto", racconta Altobelli all'Adnkronos.

La musica e l'arte, osserva, "sono linguaggi universali che elevano al divino, che ci indicano quella 'via pulchritudinis' che dovrebbe ancora farci innamorare, che dovrebbe ispirare le nuove generazioni". Tutto è cominciato a Los Angeles, nel 2018. "Proposi un inno per la 'sorellanza' internazionale alla mia amica Diane Warren, 17 volte candidata agli Oscar ed unica donna premio Oscar alla carriera nella composizione -ricorda la compositrice- Nel giro di qualche mese ero nel suo studio, con un coro internazionale di donne provenienti da tutti i continenti, che cantavano e recitavano un testo che ho adattato in oltre 20 lingue". Altobelli, che è anche front woman e voce della band 'The Muses', ha così l'idea di realizzare "un nuovo Live Aid itinerante, raccogliendo tutte le più grandi artiste a livello globale". Uno spunto che propone, durante un'intervista, anche al creatore del Live Aid originale, Bob Geldof. "Lui mi rispose che ciò non sarebbe stato possibile", ricorda la Altobelli. "Purtroppo, a proprie spese, le nuove generazioni stanno diventando sempre più sensibili ai temi della disparità, dei soprusi, dei diritti umani. Ho realizzato e prodotto questi concerti in giro per il mondo affinché davvero tutti vedessero un Olimpo di pace e ne fossero ispirati".

La sorellanza "è il pilastro su cui ho basato tutto -spiega la compositrice- Sono partita grazie alle 150 nazioni in cui ho le mie straordinarie donne, le volontarie di Mission. Da questo coro multietnico di energia, di bellezza e di cultura internazionale, ho cercato le mie musiciste professioniste in giro per il mondo. Ho batteriste che vengono da Hong Kong, dal Vietnam, chitarriste che vengono dal Paraguay, dal Kenya, dal Ghana, da Cipro, dall'India, pianiste che vengono dall'Ucraina, dal Brasile, bassiste del Regno Unito, dei Balcani e gli archi di Cuba, Australia, Polonia, Stati Uniti...e parliamo una sola lingua: quella universale della bellezza dell'arte e della musica".

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