Dai creatori di Hitman, un adattamento videoludico creativo, sensuale, ironico e scorretto. La spia più famosa di sempre non è mai stata così in forma
Paolo Sirio
26 maggio - 14:00 - MILANO
James Bond manca dal mondo dei videogiochi dai tempi di 007 Legends del 2012, uno sparatutto in prima persona ritenuto universalmente mediocre e che non a caso segnò la fine dell’epopea gaming dell’agente segreto. Quattordici anni che sono serviti ad un passaggio di mano della licenza, finita da Activision ora sotto IO Interactive, lo studio di Hitman. Dopo qualche seria difficoltà finanziaria, i danesi sono adesso più saldi che mai, grazie al successo della trilogia World of Assassination dell’Agente 47 (25 milioni di copie vendute, 80 milioni di giocatori). Perché non tentare il grande salto, allora, con l’iconica spia di Sua Maestà?
agitato...
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007 First Light è un cocktail agitato, non mescolato, delle sue inevitabili influenze: Hitman, Uncharted… e Watch Dogs. Il Dna è quello di un videogioco stealth, e dunque non potevano mancare le tracce dell’Agente 47. I livelli sono perlopiù aree aperte che presentano diverse opportunità per raggiungere l’obiettivo. Non c’è il gusto del ridicolo di Hitman (niente fenicotteri rosa, stavolta), qualche travestimento compare qua e là ma scriptato, ma non mancano le soluzioni creative. Sembra che IO Interactive non abbia voluto pestarsi i piedi da sola e tentare un prodotto più concentrato, più personale, più cinematografico, contro l’asetticità del suo sicario, pulito, clinico per definizione. Il gioco silenzioso è realizzato a regola d’arte. Permissivo rispetto a Hitman, nei tempi di reazione disponibili dopo essere stati scoperti, quell’attimo in più che torna comodo a non rompere il flow e la carta del bluff sempre sott’occhio, ma è una sfida gratificante. Uno stealth di posizione, più che di routine, i nemici sono abbastanza statici, e infatti è la sagra del diversivo. C’è sempre una scorciatoia, c’è sempre il modo facile e veloce per raggiungere l’obiettivo, ma la creatività e la strada lunga vengono ricompensati con meno pasticci e, paradossalmente, meno tempo di gioco. Richiedono però pazienza, l’esplorazione che porta a trovare l’occasione in cui infilarsi. Un po’ come Hitman, ma più rude, se pensiamo a quando abbiamo sfondato porte per ottenere un oggetto chiave.
non mescolato...
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E poi c’è Uncharted, riferimento estetico e ludico per chiunque voglia cimentarsi nell’action adventure in terza persona - genere poco frequentato, ultimamente. Nei conflitti a fuoco la schermata del game over è un po’ troppo dietro l’angolo, così come nei combattimenti a mano nuda, e questo può diventare frustrante in certi frangenti. Ironicamente, proprio come in Uncharted, lo shooting è alquanto fluttuante, e viene spesso voglia di passare alla modalità a 60fps per aumentare la padronanza dei controlli. L’arrampicata, elementare, prevedibile, è onnipresente ma fortunatamente centellinata. I gadget di Q, marchio di fabbrica, all’atto pratico sono un grosso "what if"… se il futuristico Watch Dogs di Ubisoft non fosse stato un open world. Molto familiari nel funzionamento, ma essenziali per far girare la macchina di uno stealth incentrato sul chiamare le sentinelle fuori dalle loro coperture. La contestualità è un pezzo forte della casa. Negli ambienti, che possiamo piegare al nostro volere con un orologio Omega iper-tecnologico, aprendo valvole, sollevando torrette, lanciando dardi velenosi. Nei combattimenti: colpendo determinate hitbox assistiamo a determinate reazioni (armi che cadono quando miriamo alle mani, per dirne una), mentre facendo a pugni devastiamo intere stanze intorno a noi e possiamo lanciare di tutto per rallentare l’avversario di turno. L’azione, niente da dire, è molto raffinata.
bond, james bond
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First Light è un’esibizione sontuosa della tecnologia Glacier, specialmente per come presenta le scene d’intermezzo, e le transizioni tra filmati in-engine e gioco. Tutto al servizio di un’IP, quella di 007, che chiedeva lusso, carisma e fedeltà. E lo ha avuto. Bond è Bond: sensuale, ironico, scorretto. Chissà che la trama da romanzo di formazione, e la somiglianza tra il protagonista Patrick Gibson e Tom Holland non siano un suggerimento ai piani alti. Nel racconto alcuni passaggi non sono chiarissimi, vedasi l’introduzione e la gestione complessiva della Bond Girl, ma è bello vederlo prendersi il suo tempo per definire l’immagine della spia come viveur e i rapporti con i diversi personaggi. Bond theme inedita cantata da Lana Del Rey, il caratterino del giovane James, le frasi iconiche "spiegate", i villain, le scene di tortura, i flirt, non manca proprio niente. Quella diretta da Hakan Abrak è una origin story in piena regola, innocua ma significativa. E, se si pensa che quella originale era il libro di Casino Royale, il lavoro di ammodernamento, lo stesso per cui era passato il film con Daniel Craig del resto, è stato importante. Un’avventura globe-trotting che dedica il giusto tempo nel gettare le basi del personaggio e della mitologia spionistica attorno a lui, con ambientazioni opulente ed esotiche come un Vietnam che pare uscito da una stagione di The White Lotus, ed edifici austeri che ispirano timore reverenziale stile il quartier generale dell’MI6. A volte si ha una sensazione di dejà-vu venendo da Hitman, ma è apprezzabile ad esempio lo spazio riservato all'addestramento, che funge sia da spassoso tutorial per le fondamenta del gameplay, sia da collante per quello che pensiamo sia Bond e quello che effettivamente è in First Light.
il verdetto
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007 First Light non inventa niente di nuovo, ma porta un gioco di James Bond moderno, funzionale all’identità del brand e coerente con quella dello sviluppatore, capace di intrattenere, spettacolare, vario e profondo quanto basta per un tie-in blockbuster - pure di più, considerando il minutaggio. Riporterà 007 sotto i riflettori videoludici, e metterà IO Interactive finalmente sulla mappa dei grandi. 007 First Light è disponibile dal 27 maggio per PC, PS5 e Xbox Series X|S. Arriverà su Nintendo Switch 2 più avanti quest’anno.







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